martedì 10 gennaio 2017

Io sono un'isola

Li riconosco al primo sguardo, non appena mettono il naso fuori dal traghetto. Individuo  subito  chi merita di calpestare la mia terra, e chi invece farebbe meglio a tornare da dove è venuto. Naso arricciato, fronte aggrottata, pugni serrati sul manico del trolley: siete ancora in tempo a fare dietro front, risalire a bordo e sbarcare alla  prossima isola. Sopracciglio alzato, occhi sgranati, viso illuminato e smanioso di essere accarezzato dall’aria: siete arrivati, questo è il vostro posto. Lo leggo nel vostro incedere incerto e curioso, nel vostro silenzio gonfio di sorpresa, nel vostro respiro intenso e riconoscente. Siete frastornati, non riuscite a dare un nome a quel formicolio, a quella sensazione che è tanto nuova quanto antichissima, a quello stupore che poi tanto stupore non è. Ci siamo appena incontrati, ma è come se ci conoscessimo da sempre. Non è così che si definisce il classico colpo di fulmine? Lo so, c’è qualcosa di malvagio nel mio carisma, impossibile restarne indifferenti: io per primo non tollero l’indifferenza. Potete  odiarmi, ma non trascurarmi. Siete qui perché mi avete scelto: o perché io ho scelto voi. Voi che adesso siete in mio possesso: non lo sapete ancora, ma non vi libererete più di me. La mia luce dilaterà le vostre pupille, le renderà estremamente sensibili ai riflessi, alle ombre, ai chiaroscuri: non potete immaginare quante sfumature si staglieranno al vostro orizzonte, quanti colori si alterneranno nelle ore che scandiscono giornate mai uguali. Questo azzurro potrebbe all’improvviso mutare in grigio, questo grigio fiorire d’un tratto in giallo, questo giallo adombrarsi di marrone. E il nero, l’avete mai visto tanto luminoso? Vi siete mai tuffati nell’oscurità, vi siete mai immersi nella sua trasparenza? Il sole non si limiterà ad asciugare la vostra pelle: scaldandola, allargherà i vostri pori, così che possa insinuarsi in essi la mia essenza. Penetrerò in voi, col mio odore, con le mie sostanze, con la mia natura. Mi respirate, mi assaporate, sono parte di voi.

Zolfo.  Amo questo odore. E questi fumi che sbottano dalle rocce, dalla terra, dal mare. Forse è il demone che è in me a rendermi così succube al fascino di quest’isola. Come avessi sigillato un patto col diavolo: o con una divinità. Vulcano mi ha rapita, ha esercitato su di me un incantesimo, ha fatto di me una sua creatura. E adesso? Adesso come faccio a voltargli le spalle? Spezzare la magia è terribilmente rischioso, si può finire col perdere l’equilibrio, se non addirittura smarrire il senso della realtà. Ammesso che esista una realtà: che si abbia la certezza di saper distinguere tra vita vissuta e vita sognata. Perché io sono sicura che, anche a migliaia di chilometri da qui, mi capiterà di avvertire certi aromi: annuserò come un segugio, perché avrò bisogno di questi effluvi per ricaricarmi. L’energia primordiale che ribolle sotto la crosta di questa terra si trasmette nel corpo, attraversa le fibre e le elettrizza: perciò non posso allontanarmi troppo a lungo, senza ricaricare le batterie si finisce con lo spegnersi lentamente.  Devo respirarti, Vulcano. Devo viverti. Perché una volta che sei arrivato qui, non esiste più un altrove.




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