Ennesima gara vergognosa, veramente da piangere.
Tanto per sollevarmi il morale, trascorro il pomeriggio al Circolo: il Democratic Day chiama, ma chi volete che risponda lì dentro, in una giornata così?
Mettiamoci pure il fratellone all’ospedale e la giornata è chiusa in bellezza.
Osserviamo da un’altra prospettiva: domani inizia un mese nuovo e un nuovo piano di preparazione. Dovrò rivedere i miei programmi, rinunciando anche alla maratona. Confido però di raccogliere in autunno i frutti delle prossime fatiche. Io ci metterò tutto il mio impegno, spero che le varie componenti di me stessa rispondano a dovere.
lunedì 31 marzo 2008
venerdì 28 marzo 2008
giovedì 13 marzo 2008
sempre più piano
Sono arrivata alla fine nonostante tutto: nonostante i passaggi indicassero una condizione pietosa, nonostante fossi anni luce dalle mie aspettative, nonostante il tempo finale mi avrebbe fatto vergognare. Ho tagliato il traguardo pensando che basta, inutile continuare a sbattersi. Troppo frustrante. Tutti (o meglio, tutte) migliorano, tranne me. Che mi alleno a fare? Corro corro senza arrivare da nessuna parte, anzi, retrocedo invece che avanzare. E allora, meglio darsi all’uncinetto.
Mi consolo in parte con un salto sul podio: anche un bradipo può raccogliere qualcosa, e stavolta c’è anche una medaglia d’oro!
Immergo poi i dispiaceri in una vasca d’acqua bollente – che mi rilassa anche troppo, visto che dopo non ho più voglia di far nulla: anche oggi, niente cinema. Sto perdendo parecchi colpi…
Piero non mi ha telefonato per chiedere come fosse andata, meglio così, non ho voglia nemmeno di sentire lui. Tanto, cosa potrebbe dirmi? Neppure lui sa darsi una spiegazione, o meglio, chiama in causa il nuovo impegno politico che, a suo dire, mi farebbe sprecare energie nervose a discapito della corsa. Figuriamoci!
Bene, partiamo da qui, allora. Prendiamo le teorie di Piero e facciamo di tutto per smentirle. Il compito che ho assunto mi sta entusiasmando e, fino a prova contraria, l’entusiasmo è energia positiva, perciò dovrei beneficiarne e non farmi abbattere. La sfida sarà dunque dimostrargli che la grinta c’è ancora, ancora più forte. Manterrò alto l’obiettivo per non abbassare la guardia, e non risparmierò neppure un alito del mio fiato per raggiungerlo. Ce la posso fare. Ce la farò.
Mi consolo in parte con un salto sul podio: anche un bradipo può raccogliere qualcosa, e stavolta c’è anche una medaglia d’oro!
Immergo poi i dispiaceri in una vasca d’acqua bollente – che mi rilassa anche troppo, visto che dopo non ho più voglia di far nulla: anche oggi, niente cinema. Sto perdendo parecchi colpi…
Piero non mi ha telefonato per chiedere come fosse andata, meglio così, non ho voglia nemmeno di sentire lui. Tanto, cosa potrebbe dirmi? Neppure lui sa darsi una spiegazione, o meglio, chiama in causa il nuovo impegno politico che, a suo dire, mi farebbe sprecare energie nervose a discapito della corsa. Figuriamoci!
Bene, partiamo da qui, allora. Prendiamo le teorie di Piero e facciamo di tutto per smentirle. Il compito che ho assunto mi sta entusiasmando e, fino a prova contraria, l’entusiasmo è energia positiva, perciò dovrei beneficiarne e non farmi abbattere. La sfida sarà dunque dimostrargli che la grinta c’è ancora, ancora più forte. Manterrò alto l’obiettivo per non abbassare la guardia, e non risparmierò neppure un alito del mio fiato per raggiungerlo. Ce la posso fare. Ce la farò.
venerdì 29 febbraio 2008
10 km
Dopo una settimana decisamente sotto tono, con strani malesseri ed insolite tensioni, non potevo aspettarmi un miracolo. Però, vedersi sfilare davanti certe avversarie che, teoricamente, dovrebbero osservarmi le spalle, è sempre uno smacco. Con l’autostima rasoterra che mi ritrovo, simili colpi possono avere effetti deleteri. Un minutino in meno, non chiedevo tanto: il minimo indispensabile per non sentirsi scarsi del tutto, per poter credere che ci siano buone prospettive, per affrontare con la giusta carica gli impegni a venire.
Invece, flop totale. E, come se non bastasse, le gambe non ne vogliono sapere di riprendersi. A tre giorni dalla gara, ancora arranco, annaspando su ritmi che poco prima mi riuscivano facili. Ho già esaurito tutta la carica?
Voglio pensare che sia solo un momento di stanchezza passeggera, dovuto al sommarsi di alcuni fattori di turbamento. Ma adesso basta. Mi concedo una piccola tregua per riprendere fiato, per poi ripartire, più cattiva di prima. Le novità che mi stanno coinvolgendo devono fornirmi energia positiva. Accidenti a me, perché non riesco a liberarmi una volta per tutte di questi occhiali così grigi?!
Invece, flop totale. E, come se non bastasse, le gambe non ne vogliono sapere di riprendersi. A tre giorni dalla gara, ancora arranco, annaspando su ritmi che poco prima mi riuscivano facili. Ho già esaurito tutta la carica?
Voglio pensare che sia solo un momento di stanchezza passeggera, dovuto al sommarsi di alcuni fattori di turbamento. Ma adesso basta. Mi concedo una piccola tregua per riprendere fiato, per poi ripartire, più cattiva di prima. Le novità che mi stanno coinvolgendo devono fornirmi energia positiva. Accidenti a me, perché non riesco a liberarmi una volta per tutte di questi occhiali così grigi?!
martedì 5 febbraio 2008
maratonina Trofeo Lolli
Dopo l’esperienza di Reggio Emilia, che timore poteva incutermi un po’ di pioggia? In fondo, si trattava di correre solo una mezza maratona… Certo, la prestazione ne avrebbe risentito ma, non sapendo né cosa potevo aspettarmi, in questa fase dell’allenamento, né quali avversarie mi avrebbero soffiato sul collo, non avrebbe avuto senso allarmarsi più di tanto.
Serena e determinata, sono entrata con convinzione e grinta nell’atmosfera della gara – la prima vera prova della stagione. L’anno scorso mi stavo ancora leccando le ferite, quindi avevo saltato l’appuntamento. Quello precedente, per la prima volta in quattro anni, avevo mancato il podio. Ora, non potevo deludere – né deludermi.
La pioggia è leggera ma insistente. Non me ne curo, così come provo a non curarmi delle solite facce che incontro. Lo so, sono un orso, ma non ho voglia delle solite domande e dei soliti discorsi: rispondo ai saluti e proseguo innanzi. Che c’è di male? Sono concentrata, ecco tutto. Non ho ancora scorto individui pericolosi, a parte quelli (o meglio, quelle) che si contenderanno la prima posizione. Il terzo posto resta un incognita…
Il tempo di riscaldarmi (e bagnarmi), un sorriso al fotografo, e via!
Non vedo i chilometri, non so a quanto sto andando. La partenza, per me, è sempre da panico: attenta a non farmi travolgere, pronta a superare chi intralcia, preoccupata per le strane sensazioni di scarsa coordinazione che sistematicamente percepisco. Ma, una volta trovata la strada, restiamo solo io e il mio respiro.
L’asfalto bagnato è un’ insidia, così come pure le gocce che picchiettano gli occhiali; per non parlare della fastidiosissima aria che rema contro. Come sto correndo? Non saprei, ma questo è tutto quanto riesco a dare. Intanto, so di essere terza. La sfida, a questo punto, è con la posizione: dovessi lottare con la più violenta delle bufere, non devo lasciarmela sfuggire.
Non mi volto indietro, mai. Un po’ per paura, un po’ per non mostrare segni di cedimento. Non so nemmeno se sto rallentando o mantenendo il ritmo, tanto le indicazioni chilometriche sono tutt’altro che affidabili. Quanto più la fatica si fa sentire, maggiormente invoco i miei mantra: le urla di Antonio e le dune del Sahara, l’incitazione della folla a New York (Go, Vale! Go!) e gli occhioni di Cleopatra.
Jader mi aspetta al traguardo, ha la febbre ma non ha voluto lasciarmi sola. Gli riporto dunque quel sorriso di un’ora e mezzo fa. Certo, fossi arrivata più presto sarebbe stato meglio. Ma ci sarà tempo per rifarsi. Smetterà di piovere, prima o poi!
Serena e determinata, sono entrata con convinzione e grinta nell’atmosfera della gara – la prima vera prova della stagione. L’anno scorso mi stavo ancora leccando le ferite, quindi avevo saltato l’appuntamento. Quello precedente, per la prima volta in quattro anni, avevo mancato il podio. Ora, non potevo deludere – né deludermi.
La pioggia è leggera ma insistente. Non me ne curo, così come provo a non curarmi delle solite facce che incontro. Lo so, sono un orso, ma non ho voglia delle solite domande e dei soliti discorsi: rispondo ai saluti e proseguo innanzi. Che c’è di male? Sono concentrata, ecco tutto. Non ho ancora scorto individui pericolosi, a parte quelli (o meglio, quelle) che si contenderanno la prima posizione. Il terzo posto resta un incognita…
Il tempo di riscaldarmi (e bagnarmi), un sorriso al fotografo, e via!
Non vedo i chilometri, non so a quanto sto andando. La partenza, per me, è sempre da panico: attenta a non farmi travolgere, pronta a superare chi intralcia, preoccupata per le strane sensazioni di scarsa coordinazione che sistematicamente percepisco. Ma, una volta trovata la strada, restiamo solo io e il mio respiro.
L’asfalto bagnato è un’ insidia, così come pure le gocce che picchiettano gli occhiali; per non parlare della fastidiosissima aria che rema contro. Come sto correndo? Non saprei, ma questo è tutto quanto riesco a dare. Intanto, so di essere terza. La sfida, a questo punto, è con la posizione: dovessi lottare con la più violenta delle bufere, non devo lasciarmela sfuggire.
Non mi volto indietro, mai. Un po’ per paura, un po’ per non mostrare segni di cedimento. Non so nemmeno se sto rallentando o mantenendo il ritmo, tanto le indicazioni chilometriche sono tutt’altro che affidabili. Quanto più la fatica si fa sentire, maggiormente invoco i miei mantra: le urla di Antonio e le dune del Sahara, l’incitazione della folla a New York (Go, Vale! Go!) e gli occhioni di Cleopatra.
Jader mi aspetta al traguardo, ha la febbre ma non ha voluto lasciarmi sola. Gli riporto dunque quel sorriso di un’ora e mezzo fa. Certo, fossi arrivata più presto sarebbe stato meglio. Ma ci sarà tempo per rifarsi. Smetterà di piovere, prima o poi!
venerdì 1 febbraio 2008
strade di corsa

Vorrei davvero che qualcuno mi spiegasse perché non sono capace di correre le campestri. È come se non sentissi l’appoggio dei piedi, di conseguenza mi manca la spinta. In due parole: sono ridicola.
Imbottigliata sin dall’inizio, ho guadagnato un po’ di posizioni nell’ultimo giro, ma sono rimasta comunque in coda rispetto a tante che di solito neppure vedo. Non che mi aspettassi chissà quale prestazione, so di non valere nulla quindi nulla potevo ottenere. Speravo però di fare un pochino meglio, non tanto, un pochino solo…
Altro grande mistero: com’è possibile che ci sia chi eccelle su qualsiasi terreno e su ogni distanza? Nemmeno i professionisti arrivano a tanto. Un ottimo maratoneta fa un po’ più di fatica a vincere un cross, e viceversa. Qui, invece, c’è qualche fenomeno che sale sul podio ovunque corra. Invidia? Appena appena. Se almeno tornassi ad ottenere qualche soddisfazione, baderei meno a quelle degli altri.
Quindi: bella carica e piena di grinta. Domenica mi mangio la strada!!!
Imbottigliata sin dall’inizio, ho guadagnato un po’ di posizioni nell’ultimo giro, ma sono rimasta comunque in coda rispetto a tante che di solito neppure vedo. Non che mi aspettassi chissà quale prestazione, so di non valere nulla quindi nulla potevo ottenere. Speravo però di fare un pochino meglio, non tanto, un pochino solo…
Altro grande mistero: com’è possibile che ci sia chi eccelle su qualsiasi terreno e su ogni distanza? Nemmeno i professionisti arrivano a tanto. Un ottimo maratoneta fa un po’ più di fatica a vincere un cross, e viceversa. Qui, invece, c’è qualche fenomeno che sale sul podio ovunque corra. Invidia? Appena appena. Se almeno tornassi ad ottenere qualche soddisfazione, baderei meno a quelle degli altri.
Quindi: bella carica e piena di grinta. Domenica mi mangio la strada!!!
giovedì 24 gennaio 2008
Cross
Accidenti,
domenica prossima mi tocca fare un cross. Il presidente mi ha scongiurato, gli serve il numero per fare classifica, a prescindere dall’ordine d’arrivo.
Vorrà dire che farò una passeggiata. In fondo saranno solo tre chilometri di vergogna…
domenica prossima mi tocca fare un cross. Il presidente mi ha scongiurato, gli serve il numero per fare classifica, a prescindere dall’ordine d’arrivo.
Vorrà dire che farò una passeggiata. In fondo saranno solo tre chilometri di vergogna…
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