domenica 6 novembre 2011

Maratona Internazionale Ravenna Città d'Arte: SECONDA!!!

Sprofondata nel divano, Nina sulle gambe, cerco di sciogliere quel nodo che stringe in gola ogni volta che assisto alle immagini della folla sul Ponte di Verrazzano. Inutile nasconderlo: è là che vorrei essere. Inutile cercare di spiegarne le ragioni: finirei col ripetermi. Ma è anche inutile continuare a rimuginare: oggi non c’è spazio per la tristezza. Evidenziamo bene questa data, perché ciò che si è realizzato stamattina difficilmente potrà replicarsi. E pazienza se la partecipazione era scarsa: io c’ero. 

Sul cielo plumbeo prende forma un vivido arcobaleno. Non piove più, anche il vento si sta calmando. Contrasti di luce e di colori: la campagna riesce sempre ad affascinarmi. Quando riferirò questi particolari susciterò grande stupore: io che noto il paesaggio mentre corro? Davvero strano. Sarà che sto bene. Nessuno sforzo, il ritmo scorre facile. Durerà? Ma certo, perché non dovrebbe? Il passaggio alla mezza è ottimo, resta “solo” un’altra metà. Ho trovato diversi compagni occasionali, strada facendo: anche questo è un fatto insolito. Altrettanto strano è l’avviso di un ciclista che ci incrocia: sei seconda. Figuriamoci! Nella mischia tra chi si fermerà al trentesimo e chi proseguirà oltre, come avrà potuto contare le donne in gara? Meglio non pensarci, c’è ancora tanto da correre. Soprattutto, il peggio deve ancora venire. Se il lunghissimo lungofiume mi aveva proiettato in una sorta di trance (quanto amo gli infiniti rettilinei!), ora la città richiede ben altra concentrazione. A breve, un bivio dividerà le sorti del gruppo, qualcuno già allunga per lanciarsi sull’arrivo. Mentre per i maratoneti inizia la caccia all’indicazione. Attimi di panico, adesso dove si va? L’incubo che si materializza! Sì, perché capita occasionalmente che le mie notti siano disturbate da un sogno inquietante: sto gareggiando e, per qualche ragione, sbaglio strada. Capitasse davvero, proprio oggi, potrei commettere una strage! Un cartello giallo e un signore con la bandierina mi riportano alla realtà: sono ancora in gara e, innanzitutto, ancora in buona spinta. Individuo una sagoma familiare: Gaetano, possibile? Avrei voluto averlo accanto dall’inizio, sarebbe stato un buon traino, ma lui è partito sparato e chi l’ha visto più. Sul cavalcavia mi avvicino, e scendendo lo supero: Dai, vieni! Gli offro uno stimolo, ma non riesce a reagire più di tanto. Mi spiace, ma io proseguo. Qualcuno ha detto ancora che sono la seconda donna, che sia vero? Tra lo sterrato dei parchi, il labirinto di curve e il lastricato del centro storico, mantenere questa andatura ha del miracoloso. Rimbalzano voci sulla mia posizione, comincio a crederci davvero. Ma non posso accontentarmi, ho un tempo da sfidare e devo avere io la meglio. A tutta, fino alla fine. Si può fare. Un ragazzo in bici si accoda e comincia ad incitare. Penso sia l’amico del podista che ho appena affiancato, il suo tifo mi è comunque d’aiuto. Si preoccupa anche di precederci per sgomberare la strada dai cittadini a passeggio. Sia lui che l’amico si accalorano. Sei seconda, sei seconda, brava, brava, a braccia alzate! Mai sentito tanto entusiasmo da un compagno di corsa. Mai arrivata con tanta spinta al traguardo di una maratona. L’annuncio dell’arrivo della seconda donna, seguito dal mio nome, è un suono che non credevo avrebbe potuto accarezzare i miei timpani.


Certo, so benissimo che il piazzamento ha un valore relativo, dovendo essere contestualizzato. È comunque un fatto, per me importantissimo. Così come è importantissimo il tempo realizzato: anche questo deve essere contestualizzato. Perché la pioggia e il vento, il groviglio di strade e la varietà di pavimentazione hanno certamente condizionato la prestazione. E che dire del particolare momento della mia vita in cui ho piazzato una maratona? L’ultima settimana impegnata nel trasloco, con tutti gli annessi e i connessi. Insomma, non credo peccare di presunzione nel ritenere che, in condizioni più favorevoli, qualche minuto si poteva limare. È un impegno per il futuro. Finalmente comincio a crederci.


I messaggi di congratulazioni hanno cominciato a fioccare subito dopo il mio arrivo: da Federica, che aveva da poco terminato la sua prova, a Luciano che era alle mie spalle e non lo sapeva (e nemmeno io mi sono accorta di averlo superato: che magnifica sorpresa ritrovarci dopo anni, in una così importante occasione); Antonio, che non ha potuto correre con me; Mirko e Monica, impegnati nella gara sociale; Katia, che mi ha individuata sul web. E poi Maggie, Alberto, Scianca, Sabrina, Luca, Sarah, e quanti altri?... Spero che l’orso sia riuscito a ringraziare tutti, fosse anche con un ruglio.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

complimentissimi per il risultato e grazie per le foto postate che lasciano condividere a noi la tua gioia
zampa

Doc ha detto...

Brava Vale!!! Che bella corsa.
In foto rimani benissimo anche quando sei stanca. Complimenti

Daniele ha detto...

Chissá se é ritornata coi piedi per terra o sta ancora svolazzando ... Quanto puó durare un'euforia da secondo posto ad una maratona internazionale? (é l'invidia che parla)

nino ha detto...

bella prova. grande

Foia ha detto...

Grandissima Vale!
Sei sempre fortissima :)

Valentina ha detto...

Grazie a tutti voi!

@ Fede: dico sempre che sei troppo buono, ma qui esageri! In queste foto sono più mostruosa del solito, ma esprimono tanta gioia che le ho volute inserire ugualmente.
@ Daniele: l'euforia dura fino alla gara successiva quando, anzichè svolazzare, arranchi vergognosamente e ti chiedi perfino il perchè (seguirà relativo commento).

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